Buddismo

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  • Publié le : 11 octobre 2010
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1: Una via di gioia e libertà
Tutta la felicità passata, presente e futura deriva dal conoscere la propria mente. Conoscere il Buddhismo significa conoscere la propria mente. Noi e tutti gli altri esseri viventi, senza eccezioni, desideriamo la felicità e cerchiamo di evitare la sofferenza; questo è lo scopo principale di tutto quello che facciamo, diciamo e pensiamo. Essendo venuti al mondo,desideriamo continuare a vivere e aspiriamo a un certo grado di felicità, libertà, amore e benessere. Eppure, per quanto fortunati possiamo essere, alla fine ci sarà sempre qualcosa che continua a sfuggirci; quella voce interiore, che conosciamo da sempre, continuerà a dirci: “C’è ancora qualcosa che mi manca; non sono ancora veramente felice”. La felicità è un’esperienza, uno stato della mente;potremo mai riuscire a raggiungerla, se ci disinteressiamo proprio della mente, di ciò che fa l’esperienza? Eppure la maggioranza degli esseri fa esattamente questo: cercare all’esterno qualcosa che in realtà si trova all’interno; rincorrere un’infinità di oggetti dimenticandosi completamente del soggetto. Questo atteggiamento maldestro produce tutti i paradossi, piccoli e grandi, del mondo che cicirconda. Conoscere la mente significa rendersi conto di come i nostri modi di pensare, sentire e reagire creano la nostra felicità e la nostra sofferenza. Quindi non è affatto un argomento astratto, qualcosa di cui dovrebbero occuparsi solo gli psicologi o gli studiosi del settore. Conoscere la mente ci riguarda tutti personalmente e direttamente; è la quintessenza di tutte le conoscenze, qualcosache dovrebbe essere insegnato a scuola – se solo ci fosse qualcuno in grado di farlo. La conoscenza della mente non appartiene a nessuna filosofia di vita in particolare, trascende ogni distinzione fra ideologie o schieramenti politici, e non può essere rinchiusa nei confini di una dottrina religiosa. Piuttosto, ha a che fare con la nostra condizione di esseri umani in quanto tali. Possiamoattaccarci con gran forza alle nostre convinzioni: sposando una certa fede politica, potremmo avere idee molto precise su cosa sia “una società migliore”; ma a cosa serve questo, se individualmente non siamo capaci di diventare noi stessi “una persona migliore” – e continuiamo ad essere in balìa di emozioni conflittuali e distruttive? Abbracciando un insegnamento religioso, potremmo avere idee moltoprecise su cosa siano la “verità assoluta” o la “legge divina”; ma a cosa serve questo, se non sappiamo riconoscere (e trasformare) quegli aspetti della nostra mente che creano confusione e sofferenza in noi stessi e negli altri?

Avendo elaborato una nostra filosofia di vita personale, potremmo avere convinzioni irremovibili su cosa sia “meglio” o “peggio” per noi e per tutti; ma a cosa servequesto se, in realtà, non siamo né felici né di buon esempio per gli altri? Non importa quali siano le nostre convinzioni, fedi o princìpi: all’atto pratico, tutti abbiamo bisogno di conoscere la nostra mente. Nel tentativo di “puntellare” la nostra fragilità interiore, potremmo dedicare la nostra vita ad accumulare e gestire beni materiali di qualsiasi tipo, a manipolare gli altri o a conquistareposizioni di un certo potere o prestigio. Ma tutto questo finisce inevitabilmente per snervarci, e il momento di goderci il meritato frutto dei nostri sforzi non arriva mai. Se non abbiamo la padronanza della nostra mente e dei nostri stati interiori, non ci servirà a molto il dominio sulle cose, le persone e le situazioni esterne. Se non conosciamo la nostra mente – cioè noi stessi – perfino leesperienze di autentico godimento non ci saranno veramente di aiuto, a lungo andare. Possiamo rincorrere le nostre passioni, il piacere di tutti e cinque i sensi, la bellezza delle diverse forme artistiche – e non c’è nulla di male in tutto questo… se non fosse che a volte la nostra mente si fissa, si incolla a qualcosa con tutte le sue forze e produce l’illusione che, senza quella cosa, la nostra...
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