La religione nel pensiero di mazzini

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  • Publié le : 2 avril 2011
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La Religione nel pensiero di Mazzini

A - Rifiuto del Cattolicesimo.
Mazzini non aderiva alla fede cattolica. A differenza dei cattolici liberali del suo tempo non pensava che l'istituzione ecclesiastica fosse capace di rinnovarsi e di accordarsi con i valori della libertà e del progresso.
La sua idea di una "terza Roma" (la Roma del popolo) compendiava in un simbolo emotivamente forte duenozioni per lui molto importanti:
a) che l'Italia, con Roma come suo centro e capitale, fosse destinata alla missione universale di affermare la democrazia e di far da modello a tutte le nazioni nella lotta per la liberazione nazionale ed umana. Ciò implicava un ruolo nuovo simile, come "ordine di grandezza", a quello che l’Italia aveva già avuto nelle epoche della civiltà romana e del primoaffermarsi del cattolicesimo (la Roma dei Cesari e la Roma dei Papi);
b) che la permanenza del Pontificato e dell'istituzione ecclesiastica fosse da considerare un mero residuo del passato, un fenomeno di ritardo storico, privo di autentico valore morale. Il Cattolicesimo era, per Mazzini, un fenomeno istituzionale e un valore spirituale del tutto superato.

Pescando a caso in una raccolta di suoiscritti, si trova - per es.- , in un messaggio indirizzato ai Romani nel 1866[1], la seguente affermazione: "Roma non è una città: Roma è un'idea. Roma è il sepolcro di due grandi religioni, che furono vita al mondo nel passato, e il santuario d'una terza che albeggia e darà vita al mondo nell'avvenire. Roma è la missione d'Italia fra le nazioni: la Parola, il Verbo del nostro Popolo: il VangeloEterno di unificazione alle genti". Il discorso non potrebbe essere più esplicito: sepolcro di due grandi religioni significa che Mazzini ritiene il Cattolicesimo non meno defunto di quanto siano la religione e la civiltà della Roma pagana.
È più articolata la condanna che si trova in uno scritto, dello stesso anno, su La questione morale. Ne riportiamo uno stralcio nel quale Mazzini rievocala sua avversione al compromesso cattolico liberale degli anni Trenta e Quaranta: "Io ricordo d’avere scritto, trenta e più anni addietro – quando non v’erano in Italia liberi pensatori o altri che osarono aggredire a viso aperto il problema […] e gli scrittori che s’atteggiavano a filosofi, come Gioberti, si preparavano ad accarezzare per mera tattica l’utopia del Primato Italiano fidato a non soquale impossibile ravvivamento del Cattolicesimo – che Papato e Cattolicesimo erano cose morte perché ben altro moriva; e intendevo del Dogma, fondamento ad ambi[2]. Gli anni confermarono l’asserzione d’allora. Il Papato è oggimai fatto cadavere inaccessibile a ogni tentativo galvanizzatore; menzogna di religione e, come ogni menzogna di religione, sorgente perenne di corruttela e immoralità allenazioni e segnatamente alla nostra che ha l’esempio e l’incubo della menzogna sul core".

B - Trasposizione dei valori cristiani nella dimensione storico-mondana.
Quanto al Cristianesimo in generale, Mazzini ne parla sempre con ammirazione e rispetto, riconosce in esso una tappa fondamentale dell'emancipazione umana, in particolare riguardo alla fine della schiavitù nel mondo antico e allaproclamazione del principio dell'eguaglianza e della fraternità.
In un certo senso riconosce al messaggio cristiano anche un valore permanente, del quale - però - oggi solo la democrazia è il compimento concreto:
Per quel che riguarda il passato: "Noi registriamo tra le immense conquiste dell’Umanità [il] momento in cui, per opera della dottrina cristiana: gli uomini sono tutti fratelli, spariva ilservaggio[3] e si cacciava[4] il germe della libertà di comune".
Per quel che riguarda il presente ed il futuro: la democrazia completa e concretizza il messaggio cristiano.
Se la preghiera cristiana chiede l'avvento del Regno di Dio (venga il tuo Regno), secondo Mazzini la democrazia ricerca proprio “l'esaudimento di quella prece”.
“A che tende - prosegue - se non a rendere lo sviluppo...
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