Lecture critique de quelques essais de italo calvino contenue dans la récolte "una pietra sopra"

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  • Publié le : 25 novembre 2010
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Il midollo del leone (1955)

Calvino si chiede, 8 anni dopo Sartre, per chi si scrive?

Prima di chiederci se vi siano e quali siano i personaggi della letteratura italiana d'oggi, dobbiamo cominciare a chiederci se vi sia e quale sia un vero protagonista, un tipo d'uomo ch'essa pur implicitamente presupponga o proponga. (p.3)

Non è vero che la presenza di un vero e proprio Personaggio sipossa chiaramente scorgere ormai solo nella letteratura 800esca e negli ultimi suoi strascichi primonovecenteschi (uomo d'annunziano o crepuscolare). Calvino rivendica anche per la figura ermetica un'importante status simbolico: anche la letteratura ermetica, priva di personaggi e fatta più di cose, di paesaggi e d' umbratili stati d'animo,

una letteratura dell'assenza, come si disse, perfinoessa proponeva un'immagine d'uomo ben caratterizzata (sia pur negativamente caratterizzata (..)) e legata (sia pur negativamente) ai tempi. (p.4)

Anche l'uomo ermetico sta di fonte alla storia e ne risponde: un rapporto negativo col mondo è pur sempre un rapporto.
Quest'uomo ermetico Calvino lo scorge anche in molte opere della narrativa italiana contemporanea: Moravia, Pavese, Vittorinicostruiscono i loro personaggi o la loro poetica sul segno di una integrazione mancata.
Questo, nei giovani scrittori, si traduce da una parte nell'uso di espressioni “grezze”, quasi informi grida lamentose, parole che rimandano ad una realtà quasi esclusivamente fisiologica e spesso violenta (chiamiamola <<poetica della felice ignoranza>>); dall'altra parte si ha invece un volutopastiche stilistico-gergale,

che punta sulla utilizzazione squisita del materiale linguistico plebeo. (p.10)

chiamiamola <<poetica della raffinata scaltrezza>>. Entrambe queste tendenze mettono in relazione antitetica i due termini: coscienza intellettuale e mondo popolare.
Come se il primo fosse una lente d'ingrandimento sul secondo .. oppure no, come se il secondo fosse unascenografia del primo: la coscienza intellettuale calca il palcoscenico regionalistico per svelarne il “vero volto”. E secondo Calvino non è questa la richiesta da rivolgere alla letteratura

perchè il romanzo vive nella direzione della storia, non della geografia. (…) il vero tema d'un romanzo dovrà essere una definizione del nostro tempo, non di Napoli o di Firenze, dovrà essere un'immagine che cispieghi il nostro inserimento nel mondo. (…) è sul <<fare storia >>che deve puntare lo scrittore, pur sempre partendo dalla realtà del paese che più ama e conosce: e la storia, ci è stato insegnato, è sempre storia contemporanea, è intervento attivo nella storia futura. (p.11)

Il prendere parte più che un dovere dello scrittore è , per Calvino, una necessità dell'uomo diquest'epoca. Eppure non è nell'esempio positivo che si rivela il vero impegno: non cioè nella letteratura che mette in scena “ciò che si dovrebbe fare”, poiché la realtà è e sarà sempre più complessa di qualsiasi trasposizione linguistica. Lo scrittore, per questa via non potrà mai risultare “utile”a qualsivoglia causa concreta. Se la letteratura può essere presenza attiva nella storia, essa dovrà rivolgersiai protagonisti attivi nella “pratica delle cose” come offerta di un modo diverso di guardare il mondo, come proposta di una nuova prospettiva o meglio come messa in discussione della prospettiva dominante.

Non si vuole addolcire il sapore amaro della coscienza storica: la coscienza acuta del negativo è una spia sempre all'erta. Pessimismo dell'intelligenza come motore per l'ottimismo dellavolontà (a p. 15 si cita proprio Gramsci).
Romanzi d'azione, allora, non per un residuo di culto vitalistico ma per una reale comprensione del modo in cui l'uomo affronta le prove che via via gli si presentano davanti.

Libertà, responsabilità, sgomento …

Pensiamo a una rivincita dell'intelligenza umana e razionale sui due suoi maggiori nemici: la furbizia intellettualistica, avara e...
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