Saettryiyi

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  • Publié le : 10 mai 2010
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Di

Damiana Rocco
Camilla ZappatoreFrancesca Maida
Brando Di Cicco

ALLA LUNA

Nella poesia “alla Luna”, è proprio la “Luna” l’elemento centrale che Leopardi considera sua diretta interlocutrice: l’ambiente descritto è un ambiente notturno, e la sfera celeste seppure lontana permette al poeta di riflettere con se stesso e di ripensare alla suacondizione passata caratterizzata dal dolore.
Leopardi inoltre consapevole che la sua vita non era cambiata, dialoga con se stesso alla ricerca del ricordo dell’anno passato e del dolore provato gli unici elementi in grado di rendere il suo spirito più sollevato.
La natura quindi fa da tramite per il ricordo, il paesaggio descritto è sfumato e non delineato,permettendo al poeta attraverso lapoetica del vago e dell’indefinito di creare continui collegamenti fra la sua anima, l’ambiente circostante e il ricordo di un lontano passato, che ai suoi occhi ormai assume contorni sereni in grado di placare il dolore di un’esistenza travagliata.
In questo senso la natura diventa specchio di emozioni profonde che nello svolgersi della poesia permettono allo stesso lettore di immergersi inun’atmosfera di dolce rimembranza.

Francesca Maida

IL TRAMONTO DELLA LUNA

La poesia si apre con un bellissimo parallelismo fra il paesaggio lunare e la giovinezza dell’uomo.
È importante sottolineare come in queste strofe Leopardi costruisca una simbiosi continua fra l’esistenza umana e il ciclo naturale: la luna simbolo digiovinezza cala e scompare dietro l’orizzonte condannando l’uomo alla vecchiaia.
Non c’è speranza,non ci sarà un altro solo che scorge,un’altra alba da aspettare,la natura matrigna condanna l’uomo al ricordo della giovinezza che fu,ogni piacere si spegne e resta soltanto il dolore prodotto dall’assenza della speranza.
La condanna dell’uomo è segnata fin dalla sua nascita,il suo ciclo vitale èdeciso dagli dei come punizione e penitenza continua.
La luna abbandona il suo orizzonte per lasciar posto al sole, ma per l’uomo non c’è via di fuga, una nuova giovinezza non può rischiare le pene della vecchiaia, non c’è salvezza se non la morte.
Le sapienti similitudini che percorrono la lirica fanno si che l’uomo dilati se stesso nella natura,ne diventi parte integrante, meccanismo eingranaggio, ma nello stesso tempo vittima inconsapevole dei suoi piani caratterizzati dalla totale indifferenza per la sorte dell’uomo; non resta che abbandonarsi al ricordo, allo scorrere del tempo e alle infelicità della vita.

Francesca Maida

LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA

Il poeta,ormaicompletamente disilluso del rapporto con la natura, sfrutta nella quiete dopo la tempesta un parallelismo fra le condizioni atmosferiche e l’esistenza dell’uomo.
Per Leopardi la tempesta rappresenta l’insieme dei dolori e delle sofferenze che affliggono gli uomini, i quali non possono far altro che attendere con speranza la sua fine.
Nelle prime due strofe infatti il rasserenarsi del cielo èsalutato con gioia da tutti,eppure il poeta è consapevole di come questo piacere non sia altro che effimero e momentaneo: la gioia infatti è per Leopardi vana e nasce solamente dalla sospensione del dolore.
La natura quindi assume pienamente il suo ruolo di matrigna nei confronti dell’uomo e del genere umano creatrice di illusioni e portatrice di sofferenze e si dimostra nell’ultima strofa per...
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