Sulla televisione di bourdieu

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  • Publié le : 12 décembre 2009
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SULLA TELEVISIONE di Bourdieu

[Pierre Bourdieu: sociologo francese (1930 - 2002); dirige le riviste 'Actes de la recherche en sciences sociales'
Sulla televisione: trascrizione della registrazione integrale di 2 trasmissioni realizzate nel 1996 nell’ambito di una serie di lezioni del Collège de France e diffuse dalla rete Paris Première
In breve: i rischi che comporta l'informazionetelevisiva non solo per la produzione culturale, ma anche per la vita politica e la democrazia  Approfondimento: Bourdieu affronta il delicato tema dell'informazione televisiva e del giornalismo del piccolo schermo in relazione a quello della carta stampata. Il libro, nella prima parte, smonta pezzo per pezzo i meccanismi della censura invisibile esercitata sulla televisione e svela alcuni segreti dellafabbricazione di quelle opere d'arte che sono le immagini e i discorsi televisivi; nella seconda parte spiega in che modo la televisione, che domina il mondo del giornalismo, abbia profondamente alterato il funzionamento di ambiti molto diversi, quali l'arte, la letteratura, la filosofia e la politica, e persino la giustizia e la scienza. Denuncia le tendenze all'omologazione, i frequenti accordie contraddizioni del campo giornalistico televisivo, soggetto com'è alla logica dell'auditel, ormai l'indice di un consenso reale e quasi l'equivalente di un suffragio universale. Di tale informazione compromessa e pericolosa per la libertà democratica indaga l'eterodeterminazione e la dipendenza da altre sfere (economica, politica, ..), rilevandone anche l’indifferente insignificanza che per lopiù la contraddistingue. Si sofferma inoltre sulla contrapposizione fra intellettuali veri e falsi (i cosiddetti fast thinkers dei media), e si interroga sulla convenienza o meno che i primi facciano la loro comparsa in televisione.]

I. INTRODUZIONE
Penso che la televisione, attraverso vari meccanismi, faccia correre un gravissimo pericolo alle diverse sfere della produzione culturale (arte,letteratura, scienza, filosofia, diritto) e un pericolo altrettanto grave alla vita politica e alla democrazia. Per presentare il mio insegnamento in forma di intervento, ho dovuto cercare di esprimersi in modo da essere capito da tutti; ciò mi ha costretto, in più di un caso, a semplificazioni ed approssimazioni. Per dare maggior risalto all’essenziale, cioè al discorso, contrariamente ad unapratica abituale in ambito televisivo, ho deciso di evitare ogni ricerca formale per ciò che riguarda le inquadrature e le riprese, rinunciando anche a qualsiasi illustrazione. Le illustrazioni, infatti, oltre ad occupare un tempo prezioso, avrebbero confuso il filo di un discorso che vuole essere argomentativo e dimostrativo. Il contrasto con la televisione normale, oggetto dell’analisi, è quindivoluto, quasi a confermare l’autonomia del discorso analitico e critico, anche a costo di assumere i modi noiosi e pesanti di un corso universitario: il discorso articolato, che è stato poco a poco espulso dagli studi televisivi, resta in realtà una delle forme più sicure di resistenza alla manipolazione e di affermazione della libertà di pensiero. Spero che queste mie analisi possano contribuire afornire utensili o armi a tutti coloro che si battono perché quello che avrebbe potuto divenire uno straordinario strumento di democrazia diretta non si converta in uno strumento di oppressione simbolica.

II. SCENA E RETROSCENA
Le condizioni in cui normalmente si è portati a parlare in televisione sono:
a. il tempo è limitato
b. l’argomento del discorso è imposto
c. c’è sempre un presentatoreche richiama all’ordine, in nome della tecnica, del 'pubblico-che-non-ci-capirà-nulla', della morale, delle buone maniere, ..
Ma allora perché, in queste condizioni, tanti accettano di partecipare alle trasmissioni televisive?? È una domanda molto importante, eppure la maggior parte di coloro che accettano di partecipare (ricercatori, scienziati, scrittori, giornalisti) non se la pongono....
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