Etude de marché du chocolat

Pages: 9 (2102 mots) Publié le: 29 novembre 2010
LA DIFFUSIONE DELL' USO
I consumi di tabacco in Italia hanno subito un forte incremento nel periodo che va dal 1900 al 1985, successivamente si è verificata una significativa riduzione delle vendite: si è passati, infatti, da 1,82 Kg/persona nel 1985 a 1,62 nel 1990 (Tabella 2.1). 
I dati relativi al consumo pro capite di tabacco e la spesa media mensile per componente familiare per regione,mostrano nell' area Centro Nord consumi più elevati rispetto alle regioni del Sud con una differenza di oltre 900 gr/pro capite tra il valore massimo (2,175 gr) della Valle d' Aosta e il valore minimo (1,250 gr) della Puglia (Tabella 2.1). 
Se questi dati possono fornire un quadro d'insieme, certamente non permettono né di stabilire il numero, né di delineare il profilo, cioè stabilire il sesso, l'età, la condizione sociale e le modalità di consumo, del fumatore italiano. 
Le principali inchieste sul tabagismo sono state condotte dall' Istituto Doxa su campioni rappresentativi della popolazione italiana e dall' Istituto Centrale di Statistica, su campioni di famiglie (Tabella 2.2). 
I dati raccolti dall' Istituto Doxa sin dal 1949 mostrano linee di tendenza diametralmente opposte nei duesessi: una diminuizione marcata tra i maschi (dal 71% nel 1949 al 38% nel 1987) ed un forte incremento nelle femmine (dal 10% circa nel 1949 al 28% del 1987). 
Dal 1980 l' ISTAT ha condotto tre indagini campionarie domiciliari sulle condizioni di salute e il ricorso ai servizi sanitari degli italiani, nell' ambito delle quali sono state rilevate le abitudini fumatorie degli intervistati. 
Nel1987, i fumatori erano il 28,6% della popolazione di età superiore ai 14 anni (40,8% dei maschi e 17,4% delle femmine), gli ex-fumatori erano l' 8,9% e mediamente venivano fumate circa 15 sigarette al giorno a testa (17 dagli uomini e 11 dalle donne). 
Per quanto riguarda la correlazione tra età e fumo, è stato evidenziato che le classi di età con più elevate percentuali di fumatori erano quellecomprese tra i 30 e i 39 anni, sia per gli uomini che per le donne; osservando le diverse fasce di età, le differenze percentuali risultavano minori nell' età giovanile mostrando, quindi, una tendenza all' acquisizione di modelli comportamentali relativi al fumo simili nei due sessi (Tabella 2.3). I consumi pro capite al giorno crescevano dall' età più giovanili fino ai 35 - 54 anni, per poiridiscendere nelle età più avanzate. Il 3,8% dei fumatori aveva iniziato a fumare prima dei 14 anni ed il 39,7% prima dei 18 anni. I maschi cominciano prima delle femmine: il 44,4%, contro il 29,4% aveva iniziato a fumare prima dei 18 anni (ISTAT, 1991b). 
Il grado di istruzione non sembra influenzare molto i livelli di consumo tra i maschi, mentre tra le femmine si osserva un fortissimo incremento deiconsumi con l' aumento della scolarità: le percentuali di fumatrici erano il 9,9% tra le donne con istruzione fino alla quinta elementare ed il 27,8% tra le donne con diploma superiore o laureate; dato confermato da una recente indagine (Arciti et al., 1993). 
Per quanto riguarda lo stato civile è possibile osservare una significativa differenza tra coniugati (44,6% di fumatori) e celibi (33,8%di fumatori) (Tabella 2.3). 
Circa l' occupazione, è possibile osservare le più alte percentuali di fumatori nei lavoratori, occupati o disoccupati, rispetto ai non lavoratori; particolarmente evidente risulta il divario per le donne, interpretabile come espressione di una relazione tra l' emancipazione femminile e l' adesione all' abitudine, tipicamente maschile, del fumo. Le categorieprofessionali maggiormente coinvolte dall' abitudine tabagica sono gli operai per gli uomini e gli imprenditori e liberi professionisti per le donne (Tabella 2.4). E' interessante osservare come in coloro che lavorano nell' agricoltura vi sia una notevole differenza tra le percentuali di fumatori tra le donne (8,6%) e gli uomini (47,0%) e come negli occupati nel settore della scuola si riscontri una...
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