Integration scolaire

Pages: 35 (8607 mots) Publié le: 19 avril 2011
02.Seconda Unità Un lungo cammino: dall’esclusione all’integrazione attraverso le diverse logiche
Premessa
In questa seconda unità di lavoro la nostra attenzione sarà rivolta alla specifica tematica dell’integrazione scolastica e sociale vista anche attraverso l’ottica legislativa e le logiche socioculturali che ne hanno accompagnato la realizzazione. In Italia, l'integrazione deglihandicappati nella scuola, ma anche nella società, grazie ai principi acquisiti e diffusi attraverso l’intensa attività legislativa specifica che, a partire dagli anni '70, è stata di grande apertura, e ha dato il via ad un lungo processo di coscientizzazione, è fra i problemi più presenti all’attenzione di tutti e suscita all'estero un certo interesse, soprattutto da parte di quei paesi che non sono tuttorariusciti a superare una concezione organicistica e tecnologica del problema. Riteniamo utile fare il punto della situazione ripercorrendo, storicamente, in breve, i punti e i passaggi più importanti che hanno determinato da noi la «svolta» culturale e sociale, consci che molti problemi sono ancora aperti sia nella scuola, per quanto riguarda le possibilità d'intervento, collegato ed unitario, intutti gli ordini (da quella dell’Infanzia all’Università), sia nell’ambito socio-sanitario e riabilitativo.

Dall’inserimento all’integrazione
In una rapida rassegna dell'evoluzione storica, si possono evidenziare quattro momenti contrassegnati da logiche via via diverse: • • • • • logica dell’esclusione (fino agli anni '50); logica della medicalizzazione (anni '60); logica dell' inserimento(prima metà anni '70); logica dell'integrazione (dalla L. 517/77 agli anni ‘90) logica del diritto, della personalizzazione, della “Speciale Normalità”

(dalla Legge 104/92 ai giorni nostri)

Logica dell'esclusione
La fantasia dell'umanità è sempre stata colpita dal diverso, l'anormale, il minorato, il disadattato, l'ipodotato, l'handicappato - secondo le accezioni più ricorrenti - ed hareagito in modo spesso viscerale, ostentando paura, orrore, sacralità o rifiuto, ma anche pietà e amore; quasi mai indifferenza.

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Solo molto tardi, in epoca moderna, assieme allo sviluppo della medicina e alla pediatria, e alla conoscenza fisiologica e psicologica dell'handicappato, ci si è accostati scientificamente al problema. Tra i primi e più interessanti documenti “scientifici” chepresentano un trattamento di persone con ritardo mentale, risale al 1801 e ci perviene da un medico francese, quel dottor Jean Itard che ebbe in osservazione un bambino abbandonato e recuperato in una foresta, il “selvaggio” di Aveyron o Victor, sul quale era stata formulata una diagnosi iniziale di sordomuto e forse di idiozia. La documentazione prodotta, rispetto al trattamento riabilitativo messo inatto, costituì una fonte di preziose informazioni che segnarono e caratterizzarono molte delle ricerche che seguirono. Anche gli studi, in Svizzera, su individui presentanti deficit cognitivi, condotti da Guggenbuehl nel 1830, servirono a far riconoscere la necessità d'iniziare la terapia di recupero dell'handicappato il più presto possibile, poiché quanto prima si aggredisce il danno, tanto piùelevata è la possibilità di recupero del soggetto. Victor infatti, per il tardivo avvio del suo trattamento educativo-riabilitativo, non fu ricuperato e, nonostante avesse un udito finissimo ed emettesse molti suoni, rimase sempre «sordo» al linguaggio umano, e non riuscì mai a parlare. Itard intuì da ciò che la mancanza totale di esercizio rende i nostri organi inadatti alle loro funzioni. È lalegge dell'atrofia per cui un organo, geneticamente predisposto ad una funzione, si atrofizza e la sua perdita è irreversibile se tale funzione non viene attivata per tempo. Estendendo tale legge a tutte le funzioni, dovremmo porre particolare attenzione ad una precoce socializzazione dell'handicappato, poiché il suo inserimento in classi differenziali o, sia pure, di didattica differenziata,...
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